giovedì, Dicembre 1, 2022
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Questa studentessa scopre batteri che trasformano la plastica in acqua e CO2



Questa studentessa scopre batteri che trasformano la plastica in acqua e CO2





Eterna plastica? Come riporta il sito greenme, una ragazza di appena 23 anni, Miranda Wang, ha trovato il modo per degradarla ottenendo dei prodotti utilizzabili per molte applicazioni (senza usare il petrolio). Una tecnologia (da cui è stata fondata la compagnia specializzata BioCellection) che su larga scala potrebbe ridurre significativamente la plastica indistruttibile che affligge i nostri mari (e non solo). Ciò le ha appena permesso di conquistare il Rolex Awards for Enterprise 2019.





Le materie plastiche sono fatte di lunghissimi polimeri, ovvero
catene di composti chimici tutti uguali, quasi mai biodegradabili e
quindi quasi permanenti nell’ambiente. Ma la chiave per la loro
“distruzione” sembra essere l’utilizzo di un catalizzatore, ovvero di
una molecola che rende la reazione di “taglio” molto più rapida ed
economica.





I batteri presenti naturalmente non ce la fanno e anche per la chimica ci sono diversi problemi, salvo qualche caso in fase di studio che coinvolge l’utilizzo di enzimi. Il problema nasce dalla difficoltà di spezzare le catene fatte da legami tra atomi di carbonio molto stabili. Per riuscirci sono necessarie alte temperature, ma queste implicano costi elevati ed emissioni in atmosfera non molto amiche dell’ambiente.





La soluzione (forse)? “Abbiamo identificato un
catalizzatore che taglia le catene polimeriche per innescare una
reazione a catena intelligente, a pressione atmosferica e ad una
temperatura che può essere gestita da un bollitore – si legge sul sito della società – Una
volta che il polimero si rompe in pezzi con meno di 10 atomi di
carbonio, l’ossigeno dell’aria si aggiunge alla catena e forma preziose
specie di acidi organici che possono essere raccolte, purificate e
utilizzate per realizzare i prodotti che amiamo”.





I catalizzatori sono molecole che facilitano reazioni molto complesse, agendo in diversi modi ma con un medesimo principio di base, ovvero modificandone il meccanismo. Procedendo in maniera diversa tutto cambia e, se il catalizzatore è veramente efficace, si registra una velocità maggiore, magari con temperature e pressioni più basse, quindi con costi inferiori. Ulteriore vantaggio: il catalizzatore può essere recuperato a fine reazione per molti cicli consecutivi.





La tecnologia proposta da Miranda Wang promette inoltre apparati semplici e quindi potenzialmente industrializzabili, nonché il recupero di prodotti utili per altre applicazioni e soprattutto non derivati dal petrolio, aggiungendo un altro vantaggio per l’ambiente.





“Il nostro prodotto è una miscela di esteri dibasici contenenti da 4 a 9 atomi di carbonio – si legge ancora sul sito – Nessun
altro team ha creato tali prodotti dai rifiuti di plastica
post-consumo! Gli eteri sono prodotti oggi utilizzando petrolio e sono
essenziali per ottenere svariati tessuti e materiali. La nostra
innovazione utilizza i rifiuti di plastica sostituendo il petrolio come
risorsa per filiere sostenibili






https://www.youtube.com/watch?v=qCjaf788r8M

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