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“Autostrade sapeva del degrado e non fece nulla per tornaconto

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“Autostrade sapeva del degrado e non fece nulla per tornaconto

Le conclusioni degli ispettori del ministero sono durissime nei confronti di Autostrade che “non si è avvalsa (…) dei poteri limitativi e/o interdittivi regolatori del traffico sul viadotto (…) e non ha eseguito conseguentemente tutti gli interventi necessari per evitare il crollo verificatosi”. E, secondo gli ispettori del ministero delle Infrastrutture, Autostrade “minimizzò e celò” allo Stato “gli elementi conoscitivi” che avrebbero permesso agli organi di vigilanza di dare “compiutezza sostanziale” ai suoi compiti. E ancora: “Lavori in costanza di traffico? Utenza utilizzata come strumento di monitoraggio”. La concessionaria: “Mere ipotesi da verificare”

“Sorpresa” per la scelta di effettuare i lavori a traffico pieno, con l’utenza del Ponte Morandi “utilizzata, a sua insaputa, come strumento per il monitoraggio dell’opera” da parte di Autostrade. Che “pur a conoscenza di un accentuato degrado” delle parti portanti del viadotto “non ha ritenuto di provvedere, come avrebbe dovuto, al loro immediato ripristino” e per di più “non ha adottato alcuna misura precauzionale a tutela” degli automobilisti che transitavano sul viadotto della A10, crollato il 14 agostoprovocando 43 morti.

Problemi “minimizzati e celati”


Le conclusioni della commissione ispettiva del Mit sono durissime nei confronti di Autostrade che “non si è avvalsa (…) dei poteri limitativi e/o interdittivi regolatori del traffico sul viadotto (…)” e non ha “eseguito conseguentemente tutti gli interventi necessari per evitare il crollo verificatosi”. E, secondo gli ispettori del ministero delle Infrastrutture, Autostrade “minimizzò e celò” allo Stato “gli elementi conoscitivi” che avrebbero permesso agli organi di vigilanza di dare “compiutezza sostanziale ai suoi compiti”. Lo fece già nel definire “retrofitting” il progetto di ristrutturazione degli stralli presentato lo scorso anno quando si trattava di una vera e propria opera di “ripristino e rinforzo” e questo avrebbe tratto in inganno gli organi di vigilanza. E anche la presentazione di Aspi “come di un mero ripristino conservativo dell’opera”, sempre secondo i commissari, “non ha consentito” alla Direzione vigilanzadel ministero “di coglierne la complessità tecnica e organizzativa”. Una ricostruzione, quella degli ispettori, “integralmente da verificare”, dice Autostrade dopo la pubblicazione definendosi “totalmente trasparente” nei confronti del concedente

Valutazione di sicurezza? “Documento non esiste”


Simbolico, stando alla relazione, è il caso della valutazione di sicurezza del viadotto richiesta durante l’indagine della commissione: “Non esiste, non essendo stata eseguita la valutazione di sicurezza del viadotto Polcevera”, si legge nelle 250 pagine di relazione pubblicate integralmente sul sito del Mit. La commissione “ha ribadito la propria richiesta” il 31 agosto e “ha appreso che, contrariamente a quanto affermato nella comunicazione del 23 giugno 2017 della Società alla struttura di vigilanza, tale documento non esiste“, scrivono il coordinatore Alfredo Mortellaro e gli altri 5 ispettori Gianluca IevolellaFrancesco LombardoCamillo Nuti e Ivo Vanzi. La valutazione, si legge nella relazione datata 14 settembre, “doveva essere conclusa entro il 31 marzo 2013” in base a un’ordinanza della presidenza del Consiglio del 2003. Un documento definito di “centrale importanza” anche ai fini di prevenzione “di superamento degli stati limite ultimi (e quindi dei collassi)”. Una “irresponsabile minimizzazione”, la definiscono gli ispettori nominati dal ministro Danilo Toninelli.

Messa in sicurezza era “improcrastinabile”
Ad avviso degli ispettori ministeriali, inoltre, nel progetto esecutivo di Autostrade per la manutenzionedel ponte Morandi sono contenuti “valori del tutto inaccettabili, cui doveva seguire, ai sensi delle norme tecniche vigenti, un provvedimento di messa in sicurezza improcrastinabile” e invece “dalle informazioni a disposizione di questa Commissione non fu assunto alcun provvedimento con tali caratteristiche”. Inoltre, aggiunge, “di tale informazione di evidente enorme importanza non era a conoscenza” il personale dirigenziale Aspi.

Misure di Autostrade “inappropriate”
Le misure adottate da Autostrade per la prevenzione del viadotto Polcevera, sostengono i commissari, “erano inappropriate e insufficienti considerata la gravità del problema”. Gli uomini guidati dall’ingegner Mortellaro sottolineano poi che la concessionaria “era in grado di cogliere qualitativamente l’evoluzione temporale dei problemi di ammaloramento, ma con enormi incertezze. Tale evoluzione, ormai già da anni, restituiva un quadro preoccupante, e incognito quantitativamente, per quanto concerne la sicurezza strutturale rispetto al crollo”. Da qui, commentano i commissari, “emerge una irresponsabile minimizzazione dei necessari interventi, perfino anche di manutenzione ordinaria“.

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